Tra Cardiff e l’Antartide, in memoria di un eroe esploratore

Come ogni giorno accendo il computer, e come ogni giorno la prima pagina che mi si apre, come suppongo a molti di noi, è quella di Google. Che, come quasi ogni giorno, ci presenta il suo Doodle. Che oggi ricorda la famosa spedizione dell’esploratore norvegese Roald Amundsen, che conquistò per la prima volta il Polo Sud geografico il 14 dicembre 1911.

A volte le coincidenze della vita sorprendono. Proprio qualche giorno fa mi è stato chiesto quale fosse, se avessi dovuto sceglierne solo uno, un posto in cui non sono stato e dove più di ogni altro vorrei andare. La mia risposta è quella: l’Antartide. Ma non la penisola antartica, dove sbarcano tutte le crociere, e dove bene o male riescono ad andare tutti quelli che possono mettere da parte un po’ di soldi per il viaggio. No, il mio sogno è sempre stato quello di esplorare la base Amundsen-Scott, situata proprio nel polo sud geografico.

Mi ha sempre affascinato l’idea che gli uomini siano riusciti a installare una struttura di quella portata e che riescano a vivere in un ambiente così ostile e remoto. Ma non dovrei meravigliarmi: d’altronde siamo nel 21° secolo, facciamo vivere gli uomini nello spazio. Ma se risaliamo agli albori dell’esplorazione antartica, vediamo che questa particolare conquista risale ad appena inizio Novecento.

Una storia che mi ha sempre appassionato. Non solo perché è la storia di una grande missione. Perché la storia ci racconta altro. Amundsen non fu il solo a partire alla conquista del Polo Sud. Allo stesso tempo, il capitano inglese Robert Falcon Scott organizzò la sua spedizione Terra Nova, che aveva esattamente lo stesso scopo.

Ed è qui che la storia si fa appassionante. Perché mentre la spedizione di Amundsen fu un successo epocale, quella di Scott fu un disastro. Fu avversata da condizioni atmosferiche inclementi e portò alla perdita di numerose vite umane. Ciò nonostante, Scott riuscì nella sua missione di raggiungere il Polo Sud… solo per scoprirvi che Amundsen ci era già arrivato qualche settimana prima.

Io mi sono sempre immedesimato nel personaggio. Essendo stato sempre nella mia vita non un perdente ma – peggio ancora – un eterno secondo, ho sempre interiorizzato dentro di me tutta la frustrazione e la delusione che una scoperta del genere può provocare. La sensazione di aver fatto tutto quello che era in tuo potere, per poi scoprire che qualcun altro è stato semplicemente migliore di te, mi ha accompagnato per tutta la vita, nelle mie piccole battaglie quotidiane. Posso solo immaginare cosa possa significare essere parte di un evento storico di tale portata e guardarlo dal secondo gradino del podio.

Ma il dramma non finisce qui. Perché purtroppo la spedizione di Scott non tornò mai a casa. Le temperature precipitarono ancora di più, le scorte di cibo finirono e alla fine l’intero team dovette soccombere al freddo. I loro corpi furono ritrovati solo mesi dopo da una spedizione di ricerca.

La storia ha in primo luogo condannato Scott per una supposta incompetenza, per poi rivalutarlo immediatamente quando ci si rese conto che fu solo avversato dalla sfortuna. In ogni caso, sin da quando il mondo venne a conoscenza della tragedia il capitano fu acclamato come un eroe, e come tale è passato alla storia. Una sorta di rivincita se vogliamo: vincere una battaglia ti rende un eroe, ma anche morire per quella battaglia ti conferisce lo stesso status. Amundsen e Scott sono entrambi eroi, anche se per motivi diversi. Per questo entrambi sono passati alla storia. Per questo la base al Polo Sud è dedicata a loro.

Chiesa norvegese a Cardiff

Ma ritornando al tema delle coincidenze. Come dicevo, io sono sempre stato preso da questa storia, più che altro per i valori che trasmetteva, ma non certo tanto da ricordarmi date e luoghi. Ebbene, mentre oggi scopro che si celebra l’anniversario della spedizione di Amundsen, ieri mi trovavo a Cardiff per caso (sì, per caso, ma questa è un’altra storia), e ho scoperto un monumento dedicato alla spedizione di Scott.

Perché a Cardiff? Perché fu da là che Scott decise di partire, in omaggio alla città che più di tutte aveva finanziato e supportato la sua spedizione. Il monumento rappresenta metaforicamente i corpi degli spedizionieri raggruppati assieme mentre un vento gelido infierisce su di loro. Una targa ricorda nuovamente come l’insuccesso non fu causato dall’incompetenza del capitano, ma dalle condizioni atmosferiche avverse. Poco più in là, un’arcata di metallo segnala l’esatto molto di partenza della spedizione Terra Nova.

Ma la posizione di questo monumento è estremamente singolare. Perché si trova proprio vicino alla Chiesa Norvegese di Cardiff. Sì, norvegese, come Amundsen. Quella chiesa ci ricorda che un tempo Cardiff era un porto molto attivo e internazionale. La comunità norvegese in particolare ha dato molto a questa città. Basti pensare che in quella chiesa è stato battezzato Roald Dahl, il celebre scrittore autore di libri come Charlie e la fabbrica di cioccolato. Nato in terra britannica da genitori norvegesi.

Sono sempre stato incantato da questo istinto esplorativo che da sempre sembra scorrere nel sangue di norvegesi e inglesi. I vichinghi hanno scoperto il Nord America. Thor Heyerdhal ha attraversato l’Oceano Pacifico a bordo della sua zattera Kon-Tiki. Gli inglesi hanno conquistato il mondo, e hanno costruito l’impero più grande e potente che sia mai esistito. James Cook ha scoperto l’Australia.

Come un bambino cresciuto, io sogno avventure di questa portata sapendo che non potrò mai realizzarle, un po’ come il Carl Fredriksen di Up! Forse un giorno riuscirò a mettere abbastanza soldi da parte per volare verso la base Amundsen-Scott. Per ora saluto al ricordo di due dei più grandi esploratori della nostra storia.

About Giuseppe A. D'Angelo 3 Articles
Sono l'ingenuo autore di questo blog, creato nella speranza che mi porti fortuna e gloria. Non mi giudicate, siete come me.

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*